Nella seconda parte del convegno vari interventi di natura pedagogica, storica, ecclesiologica e spirituale approfondiscono e ampliano la conoscenza di san Francesco di Sales. I relatori che hanno confermato la loro partecipazione sono i seguenti:

In the second part of the conference, various keynote speakers will give an adress of a pedagogical, historical, ecclesiological and spiritual nature and deepen and broaden the knowledge of Saint Francis de Sales. The speakers who have confirmed their participation are:


“My Dear Daughter:” Francis de Sales’ Ministry to Women

Wendy M. Wright

Francis de Sales (1567-1622) is well known for his ministry to women. His fabled friendship with Baroness Jane de Chantal, creation of the women’s congregation the Visitation of Holy Mary, copious letters of spiritual direction sent to women throughout France and Savoy, the publication and enthusiastic reception of his Introduction to the Devout Life addressed to “Philothea” (feminine lover of God), all confirm the bishop’s concern for the spiritual nurture of women.

This ministerial focus has been explored by scholars from a variety of perspectives. The turbulent cultural and historical context in which he ministered was the that of the European reformations. During that era women emerged as central participants on both sides of the confessional divides. In the Catholic arena, the early years of reform were particularly innovative. Reform in all aspects and levels of ecclesial and social life were initiated. This included attention to otherwise overlooked populations such as laity and women. There were innovations in religious life, including new female communities, taking place: Frances of Rome’s urban congregation and the Ursulines being cases in point. And, especially in France, collaborations between men and women in the work of reform were frequent. One thinks of Louise de Marillac and Vincent de Paul and Pierre de Bérulle and Barbe Acarie. These developments provided the context for de Sales’ ministry to women.

In addition, scholarly studies have focused on the bishop’s particular views of women, which reflect both traditional cultural assumptions about women’s native capacities and natures but also a marked optimism about their capacities for spiritual maturity. His views are sometimes situated in La Querelle des Femmes, the centuries-long cultural debates about the status and capabilities of women. Other studies have chronicled his relationships with  particular women, including Jane de Chantal and Angelique Arnauld.  Attention has also been given to the extent to which his ministry to women was intentionally “empowering.”

Taking these earlier perspectives into account, this essay will develop the theme of Francis’ ministry to women in the context of what can best be described as his eschatological orientation. His vision was a profoundly countercultural one, encouraging an “exchange of hearts” between the human person and the gentle, humble heart of Jesus as revealed in Matthew 11:28-30. This vision shaped the imagination of Francis’ followers in that they were encouraged not only to cultivate the presence of God in prayer but also to incarnate God’s intention for the world in all actions and relationships. In contrast to the aggressive, fearful piety prevalent in his era, Francis promoted a vision of the Christian life that has been called an “oasis in a desert of militancy.” To “Live Jesus!” was thus to participate in a reality aligned with the divine nature and divine desire. Women, in his view, seem to be the special carriers of and witnesses to this vision. Particularly, the Visitation of Holy Mary was to be a witness to the culture at large of the divinely desired transformed world of hearts revealed in present time and space.  


Francesco di Sales e la comunicazione

Marinelli Vincenzo

Tutte le volte che si guarda un oggetto con attenzione si ha sempre l’occasione di cogliere nuovi dettagli e di ampliare la propria conoscenza intorno ad esso. Se ad una prima vista si recepisce principalmente la forma, i colori, i materiali utilizzati per la sua realizzazione, soffermandosi ancora è possibile apprezzarne altri aspetti, le tecniche utilizzate, conoscere la sua storia, il progetto iniziale, etc.. Se poi questo oggetto ha anche un valore affettivo, allora ogni occasione che lo riporta alla nostra vista, lascia sempre nel cuore un’emozione, richiama un ricordo, un avvenimento vissuto. Diventa uno sguardo che riporta in vita il passato e lo rende parte del nostro presente.

La celebrazione del IV centenario della morte di San Francesco di Sales è pertanto l’occasione per fermare ancora una volta lo sguardo su di lui, riportare alla mente i suoi insegnamenti, la sua spiritualità, renderlo più vicino a noi. E per quanto la nostra conoscenza biografica del Vescovo di Ginevra possa sembrare ormai consolidata, tuttavia rimetterlo al centro della nostra attenzione sarà sempre di una qualche utilità. Il Convegno che si intende celebrare rappresenta dunque l’opportunità di riscoprire l’attualità del Dottore di Ginevra a distanza di secoli. E, anche se le prospettive di ricerca restano innumerevoli, è mia intenzione soffermarmi sull’analisi di alcuni aspetti di un carisma del Salesio già ben noto sia agli studiosi che ai suoi numerosi estimatori e figli spirituali. Si tratta delle sue virtù di comunicatore, della sua eloquenza ed in particolare della sua singolare attitudine alla predicazione.

Le ragioni della scelta di questo studio risiedono nella complessità che nel nostro tempo ha la comunicazione in generale e la predicazione come particolare ambito di questa. A questa evidenza, si aggiunge inoltre l’esigenza, avvertita a più riprese dal Santo Padre, di elevare la qualità della comunicazione umana e di impregnarla di spirito cristiano. Egli inoltre, tra i numerosi rimandi al tema, non ha mancato di dedicare un’intera parte della sua prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium proprio alla predicazione.

Alle ragioni addotte si uniscono anche numerose conferme che inducono a concentrare l’attenzione sulla capacità di Francesco di Sales di comunicare. Infatti, mentre il Santo Savoiardo era in vita, sono state numerose le attestazioni di gradimento da parte degli alti prelati, dei nobili e  del popolo. E se questo non fosse ancora sufficiente, occorre riportare alla mente le numerose conversioni che sono susseguite in seguito alla sua opera di evangelizzazione.

Lo studio permetterà di cogliere con quali elementi di novità l’eloquenza salesiana si inserisce nel suo tempo, quali siano stati i criteri della predicazione salesiana e quali aspetti di attualità e di efficacia essi conservano per il nostro tempo.


La contemplazione e l’azione in Francesco di Sales, spunti per un cammino di formazione

Beppe M. Roggia

Epoca dei cuori spezzati quella a cavallo tra il XVI° e il XVII° sec. a causa del disorientamento provocato dalle guerre di religione, dal disincanto del rilassamento e della corruzione nella chiesa sia al di qua che al di là delle Alpi e dalla presenza di tanti filoni della mistica che nel frattempo sono apparsi in Europa: la spiritualità spagnola, quella italiana, la francese, la fiamminga. C’è nel sentore generale della gente un urgente bisogno di equilibrio, di pacificazione e purificazione sociale ma soprattutto di portare pace e armonia nei cuori troppo lacerati nel dinamismo interiore di forze opposte tra l’attrattiva naturale verso l’estasi sensuale e l’attrazione della grazia verso l’estasi spirituale. Il dramma umano allora, come sempre, si gioca nel dinamismo interiore di queste forze opposte che poi si irradiano in ogni espressione della persona, sia quando si raccoglie in preghiera sia quando si dedica ad ogni tipo di attività. Francesco di Sales: noi ammiriamo l’attività prodigiosa di questo vescovo a cavallo, il suo vivere l’eroismo di Cristo per i fratelli increduli o eretici, senza trascurare il cammino di maturazione cristiana verso la santità di quelli che stanno nell’ovile del Signore, ma il Santo ci conduce contemporaneamente più in profondità a volgere l’attenzione all’iniziazione della vita interiore attraverso l’esercizio costante e paziente dell’amore, attraverso il culto della presenza di Dio, attraverso una profonda preghiera nell’azione, perché il suo principio fondamentale è tutto per amore e nulla per forza. E’ l’amore infatti che raccoglie e riunisce tutti gli aspetti dell’azione. Bisogna dire che raramente, non solo nella sua epoca, il problema dell’azione apostolica e spirituale è stato risolto correttamente; e il motivo è sempre perché l’amore non muove gli spiriti e il cuore. Il Vescovo di Ginevra diventa il maestro e l’ispiratore fecondo di questa sintesi di azione e contemplazione. Come? Occorre partire dal realismo della vita non dalle teorie e presupposti culturali, che conducono per lo più all’assolutizzazione delle parti sul tutto; di conseguenza prendere atto che a partire dal reale dell’esistenza tutto il vivere umano è strutturato in forma polare tenuto insieme dalla vita stessa. Di qui si scopre che vi è un centro vitale, come cuore della vita, che è deputato a mettere ordine e armonia come baricentro equilibratore interiore. Questo centro vitale è percorso dalla via dell’amore che, attraverso l’apporto della bellezza, viene attratto ed assorbito in Cristo; in Lui abbiamo il superamento di tutte le polarità come termine e armonia di tutto. Questo percorso, che Francesco prospetta nel suo accompagnamento concreto delle persone, le tante Filotee e i tanti Teotimi, viene raccolto come maturazione del suo pensiero nelle tre opere fondamentali: Introduzione alla vita devota, Trattenimenti e Trattato dell’amore di Dio e, sbriciolato nelle migliaia di lettere di direzione spirituale; riassunto infine nel termine dévotion. Nel contesto della devotio moderna egli ha la capacità di riportare il concetto di devozione nello spirito originario, ossia nel contenitore teologico offerto da S. Tommaso ma riletto con la passione mistica di S. Bernardo. Quindi dévotion rappresenta per lui quel punto magnetico che attua l’armonia fra azione e contemplazione, ossia uno slancio di carità, una risposta del cuore a Dio oltre le circostanze polari del presente, al di là e oltre l’azione e la contemplazione. Uno slancio interiore sotto l’influsso di un’attrazione permanente da parte di Dio. Si tratta di una chiamata al perfezionamento dell’amore con la capacità di assorbire i tratti e i comportamenti della persona per lanciarli in Dio e nella sua volontà e quindi si trasforma in estasi dell’azione e della vita, ossia di un di più di amore, di fede e di speranza. Estasi dell’azione e della vita in cui tutto è attirato e assorbito in Dio e contemporaneamente tutto è donato nella quotidianità concreta di adesione alla volontà di Dio e nella relazione di carità verso il prossimo.  


Vivre d’une façon apaisée l’expérience de l’intranquillité ; Xavier Thévenot sur les traces de François de Sales.

Thierry Le Goaziou

Parmi les nombreux héritiers de saint François de Sales, Xavier Thévenot (1938-2004), salésien de don Bosco, a développé une pensée positive sur le sens et le fondement de la relation éducative. Il a apporté une contribution majeure autour de la spiritualité de l’éducation et de l’accompagnement. Il propose un ensemble de repères éthiques pour un monde de plus en plus complexe dont la pertinence résonne aujourd’hui d’une actualité toute particulière.

En effet, la planète est frappée par une crise sanitaire mondiale imprévue dont la gestion est aléatoire et délicate. Elle doit vivre, d’un point de vue éthique, avec une triple contrainte : incertitude du lendemain, peur de la contamination, interactions affectives et relationnelles insécures. L’être nouveau de l’après-Covid émerge d’une façon obscure et incertaine.

Ce traumatisme renforce la nécessité d’une construction identitaire lucide basée sur une acceptation des contrariétés existentielles au sein d’un monde à l’illisibilité grandissante. Le croyant est invité, en particulier, à intérioriser la nécessité d’apprendre à vivre d’une façon apaisée une destinée contrariée. De ce point de vue, chacun a besoin de retrouver des repères capables d’éclairer le sens de l’engagement et la valeur de la rencontre, irrigués par la vivacité des convictions chrétiennes. Cette résonnance d’une espérance patiente s’oppose à la désolation d’un narcissisme complaisant et individualiste.

A partir de la relecture du théologien moraliste, il est possible d’identifier quelques convictions susceptibles de renforcer à la fois le sens de la relation à l’autre, en particulier vulnérable et dépendant, tout en consolidant une vie intérieure consolée qui ne demande qu’à s’épanouir en liberté. Cela passe par une prise en compte du sensible, de ce qui vient troubler les certitudes individuelles et collectives, attestant ainsi de la fin du règne de l’évidence.

La pensée de Xavier Thévenot s’inscrit explicitement dans la continuité de l’œuvre de saint François de Sales, en particulier son Traité de l’amour de Dieu, tout en la contextualisant à la réalité sociale présente. Après avoir rappelé le contexte de l’œuvre du théologien moraliste et la pertinence de sa lecture salésienne en cohérence avec l’éthos social, quelques repères tout à la fois d’ordre spirituel et sociétal seront proposés. Ceux-ci permettent d’envisager une vie heureuse, en harmonie, dans une démarche de consentement de la liminalité existentielle chrétienne.


Pierre, fondament et non fondateur de l’église. Le rôle du pape selon Saint François de Sales

Aimable Musoni

Dans le système de l’apologétique catholique qui a suivi la Réforme protestante du XVIème siècle, on assiste continuellement à l’exaltation de la visibilité de l’Église et de son chef sur terre, quitte à négliger un tant soit peu les autres dimensions. Saint François de Sales (1567-1622) qui ne fait pas pâle figure par rapport aux autres controversistes catholiques de l’époque ne fait pas exception : chez lui, comme on peut l’observer à partir d’une étude attentive des Controverses, la soi-disant via primatus est une véritable pièce maîtresse de sa démarche.

La présente étude voudrait en faire la démonstration, en partant du contexte et des sources du recours à Pierre dans l’œuvre de François de Sales. Nous évoquerons ensuite la vocation de Pierre et son rôle dans l’Église primitive, ainsi que l’épineuse question concernant sa succession. Avant de considérer comment Pierre et ses successeurs sont hier et aujourd’hui garants de la vraie Église et de son unité, nous dirons un mot sur François de Sales et les définitions dogmatiques du Concile Vatican I (1870).

Sans avoir beaucoup de prétention, cette étude espère mettre en évidence l’actualité de Saint François de Sales sur des questions relatives à la compréhension de la nature et de la structure de l’Église, en particulier sur le ministère pétrinien du Pape selon la conception catholique, non sans retombées œcuméniques à nos jours inévitables.


Convergenze educative tra Francesco di Sales e don Bosco tra antropologia del cuore, metodologia relazionale e itinerario di santità per tutti

Michal Vojtáš

Il contributo si propone l’obiettivo di trovare le convergenze di fondo nelle concezioni educative dei due santi. San Francesco di Sales e san Giovanni Bosco, anche se in tempi molto diversi, all’interno di mondi vitali distinti (aristocratico o popolare) e con accentuazioni di stile particolari (accompagnamento personale o comunitario), denotano alcuni punti importanti in comune. Con le debite proporzioni e attenzioni alle fonti, lo studio seguirà l’ipotesi dell’amore come centro della proposta educativa – per il santo vescovo di Ginevra l’amore sarà concepito come il centro e il principio della sua spiritualità che implica uno stile educativo e relazionale – e per il santo prete dei giovani l’amore sarà approfondito come il centro del suo stile educativo che racchiude in sé un cammino di spiritualità pratica e quotidiana.

L’accentuato ruolo dell’amore si esprime consequenzialmente in un triplice insieme di elementi pedagogici: una concezione antropologica che crea le basi per una metodologia sapienziale proponendo un itinerario educativo-spirituale. L’antropologia del cuore presente nei modelli dei due santi trascende la concezione bipolare dell’uomo composto di una corporeità fisico-temporanea e un’anima razionale-eterna. Pedagogia salesiana ha il fondamento antropologico nella dinamica vocazionale del desiderio che si risveglia nella convenienza della volontà con il bene; si compiace delle sue qualità; fiorisce attraverso la tensione verso l’ideale amato; si purifica attraverso le ricerche, i tentativi e gli altri sforzi; e infine produce frutti nell’unione con il bene desiderato.

Tutta la crescita del desiderio non è solipsistica ma viene prospettata dai nostri santi attraverso la metodologia relazionale e l’accompagnamento personale e comunitario. L’itinerario di santità si declina nella vita quotidiana attraverso la perfezione nell’amorevolezza, nella pazienza, nella regolarità e nella bontà trovando il suo culmine nell’estasi dell’azione come garanzia dell’autenticità dell’estasi dell’intelletto e degli affetti. Il sommo bene dell’umanesimo salesiano è Dio stesso che agisce nella storia con precetti, consigli e ispirazioni guidando il percorso vocazionale verso la perfezione dell’amore in tutte le condizioni di vita pratica attraverso la “santa indifferenza” come espressione della donazione di sé a Dio.